|
|
|
L'impegno dei cattolici in politica Intervista a Pierluigi Castagnetti (*)
Il dibattito sul partito democratico ha rivitalizzato il mondo cattolico presente nel centrosinistra. Qual è oggi il ruolo dei cattolici in politica? Intanto credo che, grazie anche all’opera della Chiesa italiana, i cattolici hanno ancora forza e capacità di tornare al centro della vita politica e sociale del Paese. Va dato atto al cardinale Camillo Ruini di aver tenuto la Chiesa e il mondo cattolico al riparo dagli effetti della fine della Democrazia Cristiana, anzi di aver creato le condizioni di un significativo protagonismo della Chiesa nella vita politica. Ricordiamoci che in Francia non andò così e quindi non era scontato neanche in Italia l’esito storico. Ma alla fine della Dc ha causato anche il tramonto del protagonismo dei cattolici nella società italiana? Direi che è finita l’esperienza della Dc, ma non la memoria culturale e la valenza politica del cattolicesimo democratico. Anzi, oso dire che quel filone di pensiero è l’unico che negli ultimi sessant’anni ha prodotto le poche cose “usabili” anche oggi dalla politica: la Costituzione, una classe dirigente di livello, l’originalità di una democrazia basata sulla sussidiarità, il personalismo e l’economia sociale di mercato. Sul piano internazionale la scelta occidentale e l’Europa. Questo pensiero e questi cardini non vengono meno con la fine della Dc. E’ per questo che riteniamo che nella fase di costituzione del nuovo partito non si può pensare di non dare la giusta rappresentanza culturale e politica ad una tradizione che non ha nulla da nascondere alla storia e che ha avuto sempre la capacità di reinventarsi e rendersi fertile per il tempo di oggi. Però negli ultimi 15 anni questo pensiero politico è rimasto ai margini… Infatti, il problema è rimetterlo al centro. I tentativi sono stati fatti sia a destra dall’Udc di Casini sia da noi nel centrosinistra. I risultati però non sono stati soddisfacenti. Possiamo dire di noi che coabitiamo educatamente con gli altri senza essere riusciti a fare nuove sintesi, mentre l’Udc rivela tensioni molto più scoperte nel rapporto con i suoi alleati. Che cosa pensate di fare visto che avete deciso di concorrere a far nascere il partito democratico? Il nostro problema è di rimettere al centro il pensiero politico dei cattolici democratici. Il convegno di Chianciano, prima ancora di quello di Orvieto, è servito per chiarire un dato fondamentale: noi non accetteremo mai di stare in un partito nel quale la cultura dei cattolici democratici non avesse rilevanza. Questo deve essere chiaro dall’inizio: il Partito democratico nasce dal pensiero dei cattolici democratici e non solo dal riformismo socialdemocratico. C’è il problema dei valori non negoziabili… E’ chiaro che sulla vita e sul resto dei valori, sui quali i cattolici non possono cedere, il mio comportamento sarà sempre in linea con la mia fede e le mie convinzioni. Ma bisogna farla finita di rivolgersi al politico cattolico solo quando c’è un problema che riguarda l’aborto, l’eutanasia o la fecondazione assistita. Nell’enciclica di papa Benetto XVI si dice che è compito centrale della politica di occuparsi del giusto ordine della società e dello Stato. Se non riportiamo il nostro pensiero al centro della politica non perderemo solo il senso della nostra missione, ma avremo privato la società dell’unica risposta che ha funzionato nell’Italia contemporanea. (*) Intervista a Famiglia Cristiana pubblicata nel numero di giovedì 19 ottobre 2006.
|
3 (N° 3 Ottobre 2006)
-------------------------------------------------I cattolici e la politica: la ricerca di un percorso di Speranzadi Savino Pezzotta Intervento al 4° convegno ecclesiale di Verona (16-20 ottobre 2006)Il mio intervento cerca di interpretare la situazione sociale attraverso il filtro dell’esperienza e ...
[Continua...] |
|
|
 |
| |
| |
|
|