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IL PUNTO N° 1, Settembre 2006
Verso un nuovo partito: il dialogo, il confronto e il coraggio
di Pierluigi Castagnetti

Il dibattito sul Partito democratico è entrato nel vivo e negli ultimi tempi ha messo da parte le reticenze e i tatticismi che lo hanno caratterizzato in precedenza. Sarà dovuto alla maggiore frequentazione dei due protagonisti, che si trovano a lavorare braccio a braccio nel governo nazionale e ancor più nei gruppi dell’Ulivo in parlamento, ma anche ad una chiara responsabilità che tutti noi sentiamo nei confronti dei tanti cittadini che ci hanno votato e ci chiedono la generosità e l’intelligenza di pensieri nuovi e, non da ultimo, anche all’iniziativa che alcuni di noi hanno assunto per aprire un confronto vero sui “nodi” che il progetto ci impone di sciogliere.Perchè i partiti sono fatti in primo luogo di uomini e gli uomini per convivere hanno bisogno di dialogare e di sentirsi ascoltati. Sarebbe sbagliato forzare questo dialogo così come sarebbe sbagliato incanalarlo su binari già noti o in vicoli ciechi dai quali risulterebbe difficile uscire. Abbiamo sollevato, talvolta anche con ruvidità, la questione della collocazione internazionale del Partito democratico non per frapporre un ostacolo tra noi e il nostro obiettivo, ma perchè la reputiamo fondamentale e paradigmatica dello spirito, cioè dello stato d’animo, con cui ci accingiamo alla impresa e, dunque, una questione la cui soluzione non può essere rimandata a un generico “cammin facendo”. E' sicuramente questo il tema su cui i soggetti impegnati a fondare il partito democratico dovranno lavorare e discutere più intensamente per riuscire a “oltrepassare” le proprie rigidità e le proprie identità per arricchirle reciprocamente. Per questo non si possono riproporre vecchi schemi, talvolta fin troppo burocratici, che certo mal si conciliano con l’ambizione del progetto. Dobbiamo continuare a dialogare per fabbricare una reale disponibilità di tutti noi ad accettare quel punto di incontro nuovo, non solo nella forma, ma ancor più nella sostanza. Se manca il dato dell’autenticità, cioè della novità vera, il prodotto che realizzeremo mostrerà da subito il volto dell’ “inganno” e, dunque, del “danno” cioè dell’inservibilità per quanti ci chiedono un partito nuovo. Se è davvero condivisa questa esigenza non dobbiamo scandalizzarci che, ad esempio, sui temi più sensibili come quelli della biopolitica le diverse culture antropologiche ed etiche vogliano far sentire il proprio peso. Anzi, non saremo certo noi a nascondere la mano dopo aver lanciato il sasso della necessità che il partito democratico riconosca dignità alla tradizione politica del cattolicesimo democratico almeno pari a quella che si assegna a quelle socialdemocratica e liberal-democratica.Alla politica sono infatti poste oggi domande non banali e non facili che evocano riferimenti “umanistici” molto solidi. In questo senso, l’apporto dei cattolici a un nuovo partito che voglia essere duraturo e moderno è imprescindibile. Ma soprattutto è imprescindibile il riferimento ad una tradizione politica che proprio in virtù della sua ispirazione ha dimostrato di saper “pensare i pensieri” che costituiscono l’eredità più interessante che il secolo scorso ha passato a quello attuale: dalla “precedenza” della persona rispetto allo Stato, al  concetto di economia sociale di mercato, alla ineludibilità della promozione di una nuova sovranità politica europea.Se è vero che i partiti nascono da un bisogno storico della società non possono essere generati “a freddo” né sull’onda di emozioni troppo usurabili. Per questo vogliamo che essi siano alberi con radici profonde nel terreno della loro comunità.






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