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Un maestro
del diritto e della politica
di Gianni Boselli
e Luigi Giorgi
(ROMA) - «Un uomo che, fondamentalmente,
è sempre rimasto uguale a se stesso». Così Sergio Mattarella ha concluso il suo ricordo “politico” dell’uomo Leopoldo Elia, durante l’iniziativa commemorativa, nel giorno
trigesimo della sua scomparsa. L’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione
“Persona - Comunità e Democrazia”, per ricordare la straordinaria personalità
di giurista insigne e raffinato ma anche di uomo politico lungimirante e aperto
sempre al dialogo. Un tributo al costituzionalista, al politico ma soprattutto
all’uomo e al cristiano («mite e probo, gentile ed intelligente, fermo nelle
convinzioni ma sempre disponibile al dialogo», come lo ha definito il Cardinale Silvestrini).
Leopoldo
Elia «è stato per
tutti noi - ha aggiunto Mattarella – espressione di disponibilità senza eguali,
diffusore con generosità di pensiero alto ma soprattutto un punto di
riferimento dal quale tutti, e sto parlando di diverse generazioni, abbiamo
tratto beneficio». E poi ha ricordato il suo impegno in politica, da esponente
di spicco del cattolicesimo democratico italiano, che ha attraversato mezzo
secolo: consigliere di Aldo Moro, capogruppo dei Popolari al
Senato, vice
presidente della Commissione Bicamerale per le riforme istituzionali.
Nella Sala del Refettorio nella
Biblioteca della Camera dei Deputati, ad ascoltare gli interventi di Marco Olivetti, di Franco Pizzetti e di Paolo Ridola erano in
tanti. Ex presidenti e giudici della Corte Costituzionale, il presidente emerito
delle Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, i Democratici Dario Franceschini, Beppe Fioroni, Giorgio Merlo e Gianclaudio
Bressa, vecchi amici
della Dc e del Ppi, ma anche tanti volti di persone con cui ha attraversato, in
una comunanza composita, tutta una vita passata nello studio e nella ricerca
universitaria, nella politica e nella società.
A sottolineare che per Elia fare politica
era un tutto uno con l’attuare la Costituzione poiché i due momenti non erano
separati, è stato il costituzionalista Franco Pizzetti, uno tra i suoi più illustri
allievi dell’Università di Torino. «Il suo principale insegnamento è stato
quello che ha anche praticato nella sua esistenza di studioso e di politico.
Ovvero valutare sempre il diritto nella attualità del momento. La sua era una
visione dinamica della giurisprudenza costituzionale. Una impostazione che lo
distingueva, pur avendo un forte legame intellettuale, rispetto Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati».
Paolo Ridola ha ricordato come fosse
importante in Leopoldo Elia la «comparazione storica come segno irrinunciabile
per comprendere i fenomeni costituzionali» e come egli tenesse all’attuazione
del principio partecipativo contenuto nella Costituzione rispetto ai partiti,
pur considerando le insidie di una degenerazione del sistema dei partiti
stessi.
Il professor
Marco Olivetti si è soffermato, con dovizia di citazioni, sulla forma di
governo parlamentare a cui il professor Elia si può dire abbia dedicato gran
parte della sua attività accademica a iniziare dalla sua tesi di laurea sulle
origini del parlamentarismo francese.
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