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Pd, attualità dell’appello Ai liberi e forti di Sturzo Venerdì 18 gennaio 2008 una iniziativa a Caltagirone
di Giorgio Benigni
Poche letture hanno mantenuto a quasi novanta anni di distanza la freschezza e l’acutezza di analisi dell’appello ai "liberi e forti" che diede vita al Partito Popolare nel gennaio 1919.
E, come spesso capita a testi che hanno qualcosa di classico, qualcosa che vada oltre il proprio tempo e il proprio contesto storico, ad ogni rilettura il pensiero si apre a nuove suggestioni e, la riflessione sull’oggi, assume una consapevolezza e uno spessore sempre nuovi, di assoluta originalità.
Si è spesso fatto riferimento citando l’appello alla visione municipalista e regionalista dello Stato. Una visione che ha saputo anticipare con una lucidità e una preveggenza sorprendenti gli sviluppi futuri del nostro Stato democratico e costituzionale. Oggi possiamo dire che molte delle conquiste che i Popolari del 1919 indicavano come obiettivi per lo sviluppo dell’Italia sono patrimonio acquisito e certo della nostra cultura nazionale. Allo stesso tempo però, tradiremmo lo spirito di quell’appello, se di fronte a queste conquiste, pensiamo solo alla nuova centralità dei comuni e delle regioni, la vittoria definitiva del decentramento noi ci chiudessimo in atteggiamenti conservativi e ottusi.
Ogni assetto costituzionale ha bisogno di innovazioni e aggiornamenti continui.
La lezione dei Popolari del 1919 era proprio nella forza riformatrice e trasformatrice delle loro proposte rispetto agli assetti allora dominanti. Il patrimonio spirituale dunque che ha conservato tutta l’attualità e la freschezza è racchiuso nell’idea forte di comunità nazionale che è tutt’altra cosa da un’idea di stato forte come era interpretata allora dai Liberali e in seguito sarà interpretata in maniera illiberale dal Fascismo. Questa idea forte di comunità nazionale è bene espressa in un passaggio dell’appello in cui l’autorità viene concepita come "forza ed esponente insieme della sovranità popolare e della collaborazione sociale". Ancora oggi noi sentiamo una doppia chiamata, quella a far valere la sicurezza dei cittadini attraverso il rispetto effettivo della legalità e quindi l’autorità dello Stato e al tempo stesso quella a far valere le ragioni sociali di chi è escluso ed adoperarci per una politica ispirata a mantenere una forte coesione sociale.
La politica dei Popolari, allora come ora, è una politica fatta di programmi, che significa trasparente nelle scelte, chiara verso i cittadini. Una politica che si batte contro le tecnocrazie, le burocrazie, le corporazioni, ispirata ad un principio etico ma non ideologico. Non c’è politica ad oggi più attuale. Ma se questa è la compiuta e attuale idea di comunità nazionale nell’appello c’è anche un’idea forte di comunità internazionale. Netta e forte è la denuncia dell’imperialismo e lo schierarsi con il Presidente Democratico americano Wilson e il suo ideale di Società delle Nazioni. Un Partito non nasce senza una visione chiara della politica internazionale e l’appello dei Popolari a quattro mesi dalla fine della Prima Guerra Mondiale rivela tutta la maturità e la consapevolezza di pensiero raggiunta da questo gruppo politico.
Oggi che la comunità internazionale è sconvolta periodicamente da minacce terroristiche contro le quali nulla ha potuto la dottrina neoconservatrice della guerra preventiva, questo richiamo a Wilson, a un democratico, a un’altra America rispetto all’America repubblicana, offre delle suggestioni inedite. Wilson è l’unico politico contemporaneo menzionato dai Popolari. Il ponte ideale e politico lanciato quasi novanta anni fa con l’appello ai liberi e forti dai popolari italiani verso i democratici americani non può essere considerato un accidente.
Assume oggi un valore e una forza, come già si è detto per altri passaggi, dall’innegabile suggestione profetica. Oggi quel ponte con i democratici americani è un’infrastruttura ben più concreta di 90 anni fa, ed è
bene ricordare che i primi schizzi di quel progetto furono abbozzati proprio dai Popolari, gli stessi che oggi, convintamente e compiutamente si pongono, tra gli altri, alla guida del Partito Democratico, un progetto politico per l’Italia del XXI secolo.
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