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LA RIFLESSIONE N° 18, Gennaio 2008

Alla presenza del Presidente del Senato Franco Marini è stata presentata dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena una pubblicazione dedicata ad Ermanno Gorrieri
(Quasi) un'autobiografia. L'ultima intervista di Ermanno Gorrieri curata da Paolo Trionfini (I Quaderni del Ferrari n. 27- 2007).
L’occasione offre lo spunto per una riflessione sui fatti salienti della storia nazionale raccontata con le parole di chi l’ha vissuta.
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Da Ermanno Gorrieri un metodo sicuro per il cambiamento
di Gianpietro Cavazza
Si può decidere di leggere l’intervista con l’intento, legittimo, di scoprire che cosa ha fatto Ermanno Gorrieri per coglierne il cosiddetto valore storico. Accanto a questa modalità di lettura ne è possibile anche una seconda, non necessariamente alternativa alla precedente, che è quella di rilevare le intenzioni di Ermanno Gorrieri quale premessa alle proprie azioni e scelte.
Ciò potrebbe consentire di scoprire l’esistenza di un metodo, o se qualcuno preferisce di una spiritualità, utile per quanti anche oggi intendono portare un proprio originale contributo alla costruzione della società nonché al suo cambiamento.
L’accento sulle intenzioni, oltre che rilevanti sul piano culturale, non sono estranee al raggiungimento o meno degli obiettivi individuati pur non garantendo un risultato favorevole, come rileva lo stesso Gorrieri al termine dell’intervista, ma ugualmente in grado di dare un senso pieno alla propria vita: “Credo di aver fatto il mio servizio. Dal punto di vista dei risultati, ne è valsa la pena se sono abbastanza saggio per capire che si lavora per ottenere cento e si ottiene uno. E si dice: «È meglio che niente». Non si ottiene mai dieci degli obiettivi che ci si propone”.
L’enfasi sul metodo, non nasce quindi da uno sfizio intellettualoide, quanto dalla consapevolezza che esso permette di affrontare la realtà e di predisporre il cambiamento di ciò che non va. Per scoprire cose nuove occorrono anche metodologie e strumenti di indagine nuovi.
Possedere un metodo consente quindi di innovare, di invertire il senso di marcia, e per alcuni consente soprattutto di convertirsi.
Da questo punto di vista non è improprio parlare di metodo "cattolico" senza nulla togliere all'unicità con la quale Gorrieri lo ha sperimentato ma soprattutto per rimarcarne la sua universalità.
L’intervista sintetizza bene l’esistenza di questo metodo, che ha il pregio di essere speculare ad altre biografie di politici cattolici e anche laici e che è costituito da alcuni elementi fondamentali.
Tra questi elementi il primo riguarda il modo di affrontare la realtà per quello che è - e nella realtà osservata da Gorrieri ci sono le disuguaglianze sociali e territoriali - oppure l’assunzione del rischio connesso alle scelte fatte trafficando i propri talenti, ma anche la sobrietà personale che lo ha spinto a stare a debita distanza dal cuore del “palazzo”.
Una possibile ulteriore componente di questo metodo riguarda la necessità di conoscere, di apprendere e di formarsi al fine di tradurre in politica i principi cristiani nella maniera più efficace possibile.
Fa parte di questo metodo anche la passione per l’uomo perseguita in almeno tre modalità: realizzazione della giustizia sociale proponendo politiche di contrasto delle povertà e della disuguaglianza partendo dal riconoscimento e dal sostegno della famiglia quale luogo primario di educazione e di mutuo aiuto; promozione dello sviluppo economico attuando appropriate politiche territoriali, sostenendo la crescita dell’impresa cooperativa o tutelando i redditi dei lavoratori.
Il metodo che si è provato a tracciare si accresce con un ulteriore elemento, restituendoci in questo modo una figura a tutto tondo di Ermanno Gorrieri.
Oggi soprattutto i sociologi e gli economisti stanno riscoprendo l’economia del dono o il concetto di reciprocità intesa come una relazione di dare e ricevere nella quale chi dona si predispone a ricevere e contemporaneamente mette l’altro nelle condizioni di scegliere se ricevere e in ogni caso di donare a sua volta.
Ciò che produce valore, nella sua accezione più ampia, è appunto il dono inteso come gratuità ma anche come scommessa sul futuro. Le politiche di qualsiasi genere per essere efficaci devono riconoscere nonché promuovere la reciprocità pena la loro inefficacia.
In Ermanno era presente questa consapevolezza. Da questo punto di vista può essere sufficiente ricordare che senza un atto generoso da parte di molti non ci sarebbe stata nemmeno la Resistenza ovvero le libertà di cui oggi tutti ne godiamo i frutti.
Se guardiamo al presente e all’immediato futuro è possibile evidenziare alcuni punti che necessitano di profondi cambiamenti, si pensa, nello stile di Gorrieri.
Per far si che la sobrietà non sia solo un frutto volontaristico sarebbe necessario prevedere, come antivirus alla tentazione del potere, un numero limitato di mandati nonché l’accumulo delle cariche.
Sul fronte delle politiche sociali occorre affermare e diffondere con maggiore convinzione la parità tra tipologie familiari diverse, considerando del tutto analoghe le caratteristiche delle famiglie di fatto (famiglia anagrafica) e quelle delle famiglie legittime riconosciute nell’art. 29 della Costituzione. Ciò permetterebbe di individuare come destinatario delle politiche la famiglia intesa come sistema di relazioni fra i generi e le generazioni che svolgono una funzione educativa nei confronti di minori e una funzione di cura nei confronti di anziani e persone non autosufficienti, al fine di accrescere il livello di fiducia, di libertà, di sviluppo e di benessere delle persone.
La strada da percorrere verso una piena affermazione di politiche familiari appare ancora lunga se si pensa al fatto che le imposte sono ancora calcolate su base singola e non familiare. La stessa addizionale Irpef dei Comuni solo in rari casi è stata applicata considerando il nucleo familiare.
A tale difficoltà non è estranea una errata contrapposizione tra diritti individuali e diritti della famiglia. Sempre nell’ambito delle politiche sociali sarebbe più corretto considerare le politiche settoriali e le politiche familiari quali estremi di un continuum che vede da un parte un grado di familiarità riferito alla politica settoriale tout court e dall’altra un grado di familiarità riferito alla politica familiare tout court . Tra i due poli si possono identificare, in base alla collocazione all’interno del continuum, diversi gradi di familiarità degli interventi. Il concetto di grado di familiarità delle politiche intende evitare la riduzione semplicistica ad una logica dicotomica per andare a verificare realmente quanto una politica o intervento/servizio sappia riconoscere e valorizzare la ricchezza relazionale propria della famiglia. In altri termini, ed uscendo dal livello teorico per entrare in quello più squisitamente empirico, si potrebbe dire che non ci si trova di fronte ad una dicotomia tra politiche settoriali e politiche familiari, bensì alle sole politiche le quali tuttavia possono essere più o meno orientate alla famiglia e quindi essere considerate più o meno politiche familiari.
Questo è il motivo per il quale occorre mettere in cantiere politiche ed interventi che, senza disconoscere i diritti individuali, sappiano intervenire efficacemente non solo sul singolo individuo in difficoltà ma sull’intera famiglia. Ancor meglio sarebbe se fosse la famiglia che opportunamente sostenuta fosse la protagonista del proprio benessere e solo successivamente lo stato interviene in forma sussidiaria con prestazioni e servizi quando la famiglia non ha le risorse e le capacità necessarie.
Un ulteriore spazio di lavoro riguarda la necessità di dotare gli enti che offrono servizi di strumenti che sino in grado di individuare correttamente il target sul quale si intende intervenire passando dall’universalismo selettivo alle selezioni eque.
Ciò consente di garantire l’accesso mirato ai servizi adottando strumenti di selezione che individuino correttamente le caratteristiche dei destinatari assicurando la coerenza tra bisogno rilevato e obiettivi dell’intervento passando da una gestione dei servizi comandata dalla offerta ad una orientata dalla domanda. Inoltre le stesse modalità di calcolo delle tariffe dei servizi di qualità sociale per essere maggiormente eque devono trovare un equilibrio tra costo del servizio, prezzi dell’offerta ma soprattutto della capacità economica delle famiglie. Per Gorrieri la società può permettersi un certo grado di disuguaglianza purché sia “equa e funzionale”.






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