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LA RIFLESSIONE N° 16, Ottobre 2007
















Il Pd e le
prospettive future

di Guido Bodrato
Dopo le primarie del 14 ottobre Veltroni
“vola” nei sondaggi, ma il Partito democratico continua a non superare la
soglia del 28 per cento dei consensi. Se cade il governo, Prodi trascinerà con
se la maggioranza di centrosinistra, ed elezioni anticipate riporterebbero
Berlusconi a Palazzo Chigi. Queste
previsioni – ha scritto Scalfari - hanno indotto Il Corriere della Sera ad aggiustare il tiro sul governo Prodi, che
negli stessi giorni era meno criticato dalla Piazza Rossa di quanto non lo sia
stato il leader del Pd. Ma non è prevedibile quale sarà l’effetto della
manifestazione promossa il 20 ottobre dal Manifesto
e da Liberazione sull’iter
parlamentare del protocollo per il welfare, anche perché la rissa tra Mastella
e Di Pietro ha reso irrespirabile l’aria nel centrosinistra. Quasi tutti gli
osservatori sono convinti che la maggioranza si stia sfarinando, ma non tutti
ritengono che le elezioni siano inevitabili. “Fino a prova contraria, c’è
ancora la Costituzione”,
ha scritto Paolo Franchi su Il Riformista:
il Presidente Napolitano potrebbe incaricare un governo istituzionale di
tentare la strada della riforma elettorale. Impresa al limite dell’impossibile
poiché richiede una convergenza che ancora non si è delineata, ma che deve
essere tentata.. Quale incidenza avranno queste vicende sull’Assemblea
costituente dei Democratici che a patire dal 27 ottobre dovrà discutere il
progetto sintetizzato da Walter Veltroni con le parole “innovazione e
coesione”? Come si potrà evitare che le tensioni che stanno mettendo in crisi
l’Unione si riflettano, anche se in forma attenuata, sul Partito democratico?
E’ urgente innovare un sistema
economico messo alla prova dalla mondializzazione dei mercati. L’economia
italiana potrà superare la sfida della globalizzazione se saprà competere con
sistemi che dedicano molte risorse alla ricerca scientifica ed all’innovazione
tecnologica, e se nello stesso tempo saprà competere nella produzione di beni
di largo consumo con sistemi che hanno costi di produzione (e del lavoro) di molto
inferiori a quelli europei. Sul versante dell’innovazione c’è il rischio,
denunciato anche da L’Unità, che il
risveglio del movimento operaio che negli anni ’70 ha inciso in profondità anche
sulla strategia del sindacato, nella convinzione che si stava avvicinando la
catastrofe del capitalismo, faccia il gioco di un blocco conservatore che punta
sulle divisioni della sinistra, sulle contraddizioni del riformismo e sulla
crisi del governo Prodi. E tuttavia dobbiamo riconoscere che la manifestazione
del 20 ottobre ha avuto successo perché la classe operaia post-fordista sta
sopportando, quasi da sola, i costi imposti al sistema produttivo
dall’inefficienza complessiva del “sistema Italia”, mentre l’incertezza sul
futuro è stata accentuata dall’ingresso nell’area della moneta unica europea. I
giovani che hanno applaudito il vecchio Pietro Ingrao hanno nostalgia di un
passato che non conoscono, del partito comunista ma anche – lo ha riconosciuto
il direttore di Liberazione alla TV -
delle riforme “vere” realizzate da governi di centrosinistra che nel passato
erano guidati dalla Dc: la scuola dell’obbligo, le case popolari, la sanità
pubblica, lo statuto dei lavoratori, la nazionalizzazione dell’energia
elettrica, l’apertura dell’università D’altra parte non a caso Moro
sottolineava che “di crescita si può anche morire”, riflettendo sulla
difficoltà che la politica incontra quando bisogna ripensare il proprio ruolo
per non essere travolti daii mutamenti.
In una fase del tutto nuova, il sistema industriale
che opera in un mercato sempre più internazionale per competere è stato costretto
a decentrare gli stabilimenti, a puntare su una maggiore flessibilità della forza lavoro e sulla riduzione del costo
del lavoro. Si è allargata l’area della precarietà, e della povertà.. Mentre le
attività terziarie, che sono sempre più importanti, operano soprattutto in un
mercato nazionale; e con l’euro hanno potuto aggiustare i prezzi a proprio
vantaggio, spesso a danno del bilancio delle famiglie operaie. Ci sono almeno
due Italie, ed il mercato va coniugato al plurale. La politica stenta a tenere
conto di questa realtà, che il liberismo ed il populismo cavalcano
spregiudicatamente.
A questo punto il discorso sulla
coesione sociale, comunque necessaria per portare avanti una politica di
riforme, deve essere riferito ad una società che deve farsi carico della crescente
diseguaglianza tra la classe operaia e la Casta. Che non è
solo quella che vive di politica, ma anche quella economica e finanziaria,
altrettanto intoccabile, la quale vive ai piani alti del sistema post-fordista
e giustifica i suoi privilegi esaltando il mercato. Appare paradossale, e
tuttavia in molti casi questa “casta” è alla testa della protesta e vuole
cambiare la Costituzione,
iniziando dal primo articolo: “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, per consolidare nella costituzione il
modello di società che si sta affermando nella realtà.
La coesione di cui ha parlato
Veltroni richiede profonde radici morali ed etiche, richiede che i sacrifici
necessari per competere siano distribuiti equamente, richiede una politica
autorevole, richiede che la modernizzazione del sistema non sia realizzata
riducendo l’area della solidarietà e quella della partecipazione. Il valore
dell’innovazione non entra in conflitto con quello della coesione, solo se il
discorso sulla governabilità non cancella quello sulla centralità del
parlamento. Realizzare questo equilibrio è diventato il primo compito della
politica che si ispira al riformismo. Ed a me pare che solo se si è consapevoli
di questa difficoltà e si intende restare fedeli alla Costituzione si può
rilanciare la politica di centrosinistra, a partire da una riforma elettorale
che sappia mettere insieme, nella maggioranza parlamentare, partiti diversi che
non vogliono rinunciare alla propria identità.








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