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IL PUNTO N° 15, Settembre 2007

Pd /1 - I cattolici democratici e il nuovo partito: il documento politico
conclusivo dei lavori del convegno di Assisi
(1-2 settembre 2007)

Cose nuove nascono solo da intelligenza e generosità. Oggi con la nascita del partito democratico siamo ancora qui a testimoniare il nostro impegno di democratici e di cristiani. Vogliamo costruire un altro passaggio importante nella vicenda della democrazia italiana e mettere a disposizione delle forze di matrice riformista e popolare l’impianto di una vera cultura politica, radicata in valori profondi che hanno consentito di resistere alle degenerazioni totalitarie del Novecento, e forte della sua capacità di rinnovarsi senza tregua.
E’ questo il nostro orgoglio.
A tutti chiediamo di vivere la scommessa di un partito aperto, plurale nei modi di vivere se stesso, solidale nella ricerca di valori condivisi e nella difesa di principi essenziali, interessato alla promozione e allo sviluppo di una nuova visione dei diritti delle persone, come pure dei doveri individuali e collettivi. Potremmo ancora definirlo come il partito delle libertà e delle autonomie.
Auspichiamo dunque che vi sia intelligenza nel comporre dentro un unico soggetto politico le grandi tradizioni del solidarismo democratico e sociale, un soggetto perciò dove ognuno sia chiamato ad avanzare senza preclusioni il dato della propria sensibilità e lo stimolo delle proprie aspirazioni.
Già agli inizi della loro esperienza politica, quando ancora la democrazia italiana ristagnava nell’alveo delle convenzioni e delle angustie della classe dirigente liberale, i cattolici democratici ponevano l’esigenza di un “partito autonomo, libero e forte, capace di avventurarsi nelle lotte della vita nazionale”. Ecco, abbiamo da rinnovare questa fiducia: serve alla società di oggi, attraversata dalle ansie della modernizzazione e dai mutevoli desideri di progresso, un grande partito autonomo, libero e forte.
Insomma, invochiamo generosità per costruire un nuovo “partito nazionale”, ovvero un soggetto politico in grado di elaborare la migliore sintesi possibile in funzione dello sviluppo e dell’equità, condizioni essenziali per un governo corrispondente ai bisogni profondi della società.
Il centrosinistra deve ricomporsi, pertanto, attorno a una robusta e dinamica componente centrale, destinata a imprimere una svolta alla stessa dialettica con il centrodestra. Infatti, tanto più sarà forte il Partito democratico, tanto meno fragile sarà la democrazia dell’alternanza. Se avrà successo, questo esperimento difficile e necessario comporterà di sicuro la riduzione di ogni istanza di radicalizzazione.
Pensiamo altresì che ampliando gli spazi e le opportunità di partecipazione, potrà correggersi in aggiunta la curva della cattiva personalizzazione della politica. E rafforzando il limpido confronto tra maggioranza e opposizione, cadrà nel vuoto il dibattito sulla cooptazione “alla francese”: replica elegante, nel contesto del nostro sistema politico, del vecchio e insopprimibile invito al trasformismo. La coalizione è un’opera di rigore e sobrietà, non l’artificio del momento.
Dobbiamo avere una bussola, altrimenti smarriamo il senso del nostro cammino. Nuove regole sono indispensabili. All’ordine del giorno c’è, in primo luogo, l’impegno per una riforma del sistema elettorale. A guidarci deve essere il principio della piena restituzione al popolo della sovranità di scelta su chi merita di svolgere la funzione di rappresentanza e di governo. Siamo convinti che il referendum non offra a riguardo una soluzione adeguata e corretta. In spirito di apertura e dialogo, spetta comunque alla maggioranza di centrosinistra assumersi la responsabilità di una proposta definitiva. Alla fine della legislatura, nel 2011, dobbiamo tornare alle urne con un sistema elettorale in linea con le grandi democrazie europee.
Tra le regole, da fondare o da rinnovare, ve ne deve essere una che riguarda la politica stessa, ovvero il riconoscimento del suo limite. E’ questa la vera laicità, l’accettazione che nella politica non si danno visioni assolute del mondo. E questa è anche la forza della politica come luogo di animazione e articolazione delle tante energie, libere e responsabili, presenti nella società civile. Se avverte il suo limite, la politica torna a svolgere il compito di guida prudente e vigile sui destini del vivere civile. Ne abbiamo grandemente bisogno.
Per questo riteniamo che il Partito democratico non sia espressione di un’effimera domanda, ma l’interpretazione più consapevole ed esigente di una spinta al rinnovamento della società e dello Stato. Vogliamo essere noi, donne e uomini di orientamento cattolico democratico, a raccogliere la sfida, anche oltre la scadenza del 14 ottobre, della mobilitazione per la costituente del nuovo partito. Lavoriamo insieme, con diversi accenti e diverse inclinazioni, a ridare onore alle istituzioni, coesione alla democrazia, autorevolezza allo Stato. Questo è l’orizzonte per garantire più libertà e responsabilità, più sicurezza e solidarietà.
E’ la speranza del Partito democratico.






  
15 (N° 15 Settembre 2007)

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[Continua...]


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