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Pd, questioni aperte sulla strada del nuovo partito di Giorgio Pagliari Seguendo il dibattito sul Pd, mi sembra che ad oggi restino senza risposta alcuni quesiti fondamentali e che richiedono risposte chiare: - ruolo della Politica: veniamo da una stagione, iniziata nel 1992, che ha portato alla perdita di valore e di incidenza della Politica. Il Pd vuole recuperare lo spazio di questa fondamentale funzione democratica? vuole riaffermarne - idealmente e concretamente - l’autonomia, l’indipendenza e l‘imparzialità? vuole recuperarne pienamente la strumentalità per il perseguimento del bene comune? Sono interrogativi tutto tranne che teorici. Il Pd, infatti, non deve nascere né moderato né di sinistra, ma deve nascere – o non nascerà – come soggetto politico a tutto tondo. Consapevole della responsabilità decisiva della funzione della Politica. Va superata la stagione dei politici tutori dei propri interessi o paralizzati dal timore di “dispiacere” a qualcuno. La Politica, come ricerca del bene comune, non è né deve essere contro nessuno, ma deve avere la capacità di ascoltare tutti e di decidere imparzialmente; - questione “ideologica”: nella totale confusione terminologica, nel dibattito sul Pd si sente parlare di stagione post-ideologica e di superamento di questa ultima. Vorrei capire cosa significa tutto questo, perché è una prospettiva negativa se è una scappatoia rispetto alle difficoltà o all’incapacità del confronto delle opinioni o se è il tentativo della cancellazione della memoria del passato o se è il tentativo di un pragmatismo senza ideali e senza valore. Il punto centrale è, infatti, questo. Se per “ideologia” si intende, come dice l’etimologia, il “discorso sulle idee” o le dottrine filosofico-politiche, vissute come codici inderogabili, è chiaro che il futuro della Politica richiede altro; se il termine è usato confusamente, come sinonimo di “ideali” o di “valori”, allora bisogna avere risposte chiare. Si vuole un partito senza ideali e/o senza valori? La risposta è tra le più importanti e, finora, mi pare che manchi; - “ideologia”, “ideali” e “valori”: se si accede alla tesi che il Pd sia un partito con ideali e/o valori, bisogna che sia chiarito (potrei essere io a non capire) se principi costituzionali, legalità, giustizia sociale, responsabilità (etica sociale, politica e amministrativa), sicurezza individuale e sociale, certezza del diritto, pluralismo, libertà personale e laicità della politica sono valori o sono ideologie. Se sono “valori”, le “guerre di religione” di ogni provenienza (e, comunque, camuffate) devono cessare, così come le timidezze (non la doverosa prudenza!) nelle scelte sui temi importanti. Il che sia chiaro vale non solo per le c.d. questioni di coscienza, ma, ad esempio, anche – e prima – per la politica economica, per quella giudiziaria e per quella penitenziaria; - questione “moderata” e questione (della) “sinistra”: si potrebbe tradurre come la querelle di chi, da una parte, non vuole morire “comunista” e di chi, dall’altra, non vuole morire “democristiano”. Così posta la questione evidenzia tutto il suo anacronismo: chi tenta di fare del Pd la nuova Dc o la “Cosa 3 (o 4)” non potrà che raccogliere le macerie di un partito mai nato. Il tentativo di annullare l’una o l’altra tradizione non ha senso né ragion d’essere: il Pd non deve partire da lì, ma dalla capacità di reciproci riconoscimento, rispetto e tolleranza nell’ambito di un processo politico che deve valorizzare la ricchezza della sintesi delle differenze e l’apertura al dialogo con tutte le sensibilità democratiche presenti nel paese (e non solo nella Margherita e nei Ds). Sul tema, comunque, necessitano risposte chiare prima del 14 ottobre perché, al momento, ci sono divaricazioni nette e tendenzialmente inconciliabili. Al contrario, il Pd non dovrebbe essere - a priori e in via esclusiva - né per le alleanze di “nuovo conio”, né per l’Unione: le scelte dovrebbero essere compiute sul piano dei programmi e delle condizioni di governabilità, con alcuni paletti “pregiudiziali” a destra e a sinistra verso chi si pone al di fuori del quadro democratico e costituzionale; - società civile e società politica: è palese la differenziazione tra chi spinge per la “civilizzazione” e chi spinge per la “tenuta” della (attuale) classe politica. Credo che ci voglia chiarezza ed equilibrio non a tutela di una casta, ma per evitare la semplice alternanza di caste senza mutamento della concezione del ruolo politico, della sua transitorietà sul piano delle esperienza dei singoli, della negazione del professionismo politico, ma non della professionalità politica (non si improvvisa la classe dirigente politica e, se lo si fa, si lascia spazio ai mestieranti). Mi fermo qui, evidenziando che il chiarimento di questi dubbi (che non sono solo di addetti ai lavori) rimane insufficiente, anche se necessario: il 14 ottobre si rischia una partecipazione insufficiente se non si saranno offerte, così motivando le Persone, linee di programma di reale respiro, di grande credibilità e di sicura attuabilità, che attestanti la volontà e la capacità di affrontare in modo organico i problemi dell’Italia.
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