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Pd, no al Pse: la politica non ha bisogno di maquillage toponomastici di Pierluigi Castagnetti La collocazione internazionale del Pd non è questione semplice da risolvere per i Ds, lo riconosciamo. Il solo fatto che qualcuno della sinistra interna a questo partito, dichiaratamente ostile al Pd, ponga l’adesione al Pse come condizione sufficiente a evitare la scissione, dice con chiarezza che il PSE viene assunto come garanzia di continuità della storia dei Ds. L’adesione al Pse farebbe dunque cadere la novità del nuovo soggetto politico e significherebbe la “non nascita” del Pd, ma, semplicemente, poco più del cambio del nome di ciò che già esiste. Ma veramente qualcuno pensa che l’area riformista di questo paese abbia bisogno di un mero maquillage toponomastico per diventare “la novità” capace di attrarre attenzione e consenso da parte di chi oggi non si riconosce in nessun partito dell’Unione e sta decidendo, se non l’ha già fatto, di disinteressarsi alle vicende politiche? Credo proprio di no. In ogni caso, vogliamo ribadire che il Pse non spaventa nessuno, certamente non la Margherita. È un partito come il Ppe, poco più del nome di un pezzo della storia politica del secolo scorso. Nome nobile e storia nobile. Ma nel dibattito politico italiano è diventato il grimaldello per far saltare la novità del Partito democratico. Eppure se si trattasse solo di questo si potrebbe anche discutere di come rimuovere tale strumentalità. Il fatto è che l’Europa politica, non meno dell’Italia, ha bisogno dello stesso colpo d’ala se vuole raccogliere le sfide che il mondo le sta proponendo (o minacciando): la globalizzazione dei processi economici, l’insopportabilità della crescente ingiustizia nella distribuzione della ricchezza e delle risorse su scala planetaria, il terrorismo, la riemersione di fondamentalismi religiosi, l’improduttività delle guerre, le novità scientifiche che sconvolgono la natura e i codici etici tradizionali, la trasformazione della democrazia da governo del popolo a governo dei professionisti della politica. Tutte questioni emerse nell’ultimo decennio e che d’un tratto hanno reso obsolete le “scuole politiche” del secolo scorso. Pretendere di “mettere le brache” del Pse al nuovo al Pd vuol dire farlo morire nella culla. E, allora, a quale ditta europea ci si dovrebbe affiliare (ammesso che sia proprio necessario farlo)? E’ questione cui si dovrà rispondere insieme “dopo”, quando il Pd sarà nato, hanno detto Rutelli, Marini, Franceschini e altri. Le idee non mancano, ma è giusto rispettare la consegna: parliamone dopo.”
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