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LA RIFLESSIONE N° 6, Gennaio 2007
Partito Democratico /1
Al via con un grande progetto (che non è rinviabile)

di Mariapia Garavaglia
Il Partito Democratico è un progetto importante che non può essere rinviato all’infinito. Al momento però, esso è al centro di un dibattito segnato da un eccesso verbale che interessa veramente poco, soprattutto i non ‘addetti ai lavori’. Esattamente il contrario di come immagino la nuova aggregazione, un Partito in grado di rappresentare non solo gli interessi generali della società e dei cittadini elettori, ma di intercettare quel cambiamento che agita da un po’ di tempo il nostro Paese e che non ha ancora trovato compiuta rappresentazione politica.
Il Partito Democratico ha senso solo se esso risponderà a queste nuove domande dell’elettorato. Non nascondo che sia importante, anzi fondamentale discutere su come far nascere il nuovo Partito, salvaguardando ogni esigenza politica ed identitaria. Tuttavia, nelle ultime settimane sembra che si sia parzialmente perso di vista l’obiettivo primario e cioè che cosa si debba dare effettivamente alla luce.
Quello che bisogna creare, a mio avviso, è qualcosa di altamente rappresentativo degli interessi, capace di coinvolgere il maggior numero di cittadini, incluse le donne e i giovani, in un progetto. In particolare, il mondo femminile e quello dei cittadini che non hanno vissuto altre epoche importanti della nostra storia, deve trovare spazio e visibilità nel Partito Democratico. Solo questo può avvicinare realmente i cittadini alla politica in un momento non proprio felice per il centrosinistra.
Proprio da qui però si avvia la nostra capacità di recupero, soprattutto se si considera che, ogni volta che sono stati coinvolti direttamente in un progetto (si pensi per esempio alle primarie), i cittadini hanno dato una risposta positiva e significativa, anche dal punto di vista della partecipazione.
Purtroppo dobbiamo fare i conti con alcuni fattori che condizionano lo scenario attuale. Il problema principale e il quadro politico fissato da una legge elettorale che tende a dividere più che a unire. Essa non risponde assolutamente a un criterio di equa rappresentanza, sia in termini pratici, sia dal punto di vista costituzionale, ma finché c’è questa legge le tendenze disgreganti e antiunitarie troveranno forza
Con una nuova legge elettorale che prefigura un quadro politico che tende all’unione piuttosto che alla frammentazione, il Partito Democratico cesserà di essere soggetto accademico di discussione, divenendo un mezzo necessario, la cui utilità, oltre che novità, può essere riconosciuta da chiunque. In questo modo, sarà possibile lasciarsi alle spalle la discussione sulla forma del Partito Democratico e guardare avanti. Inoltre, la modifica della legge elettorale ha anche il vantaggio di ancorare il nuovo Partito a un progetto capace di ridare dignità alla politica e rappresentanza ai cittadini.
Dare vita al Partito Democratico significa dunque non solo mettere insieme forze e tradizioni diverse, ma anche garantire, fin dalla sua formazione, un profondo cambiamento dello scenario politico. Si tratta di un segnale a quei frammenti di elettorato che, a torto o a ragione, non si sentono pienamente rappresentati. Diamo loro voce.






  
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