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NewsLetter N° 9/Marzo 2007
A cura dell'Associazione "I Popolari"


LIEVITO

Il partito ha bisogno di forza e di leadership a tempo pieno, oggi più che mai
di Pierluigi Castagnetti
“In questi giorni qualche organo di stampa, come capita sempre alla vigilia dei congressi, ha cercato di anticipare ipotetiche proiezioni degli esiti delle assemblee locali della Margherita, integrandole con qualche pennellata di gossip politico.
A partire dalla candidatura alla presidenza del partito. Rutelli sarà confermato? O sarà sostituito? E, in questo caso, da chi? Gli ex–popolari che faranno? Poichè sono stati visti alcuni di loro pranzare insieme, che cosa si sono detti?
Nessun retroscena fantasioso, per favore.
Gli ex-popolari hanno votato Rutelli tutte le volte che si è candidato e sono contenti di poterlo votare anche al prossimo congresso, riconoscendogli il merito di “aver fatto” la Margherita (seppur non da solo), in primo luogo con il successo elettorale alle elezioni del 2001 che ha consentito la nascita della Margherita nelle urne prima ancora nei congressi. In questi anni Rutelli è stato un ottimo presidente del partito, riuscendo a conquistare uno spazio politico superiore al peso del consenso elettorale, pur rilevante.
Non esiste, dunque, nessuna riserva nei suoi confronti da parte degli ex–popolari e, supponiamo, da parte di nessuno ex-qualcos’altro.
Esiste invece un problema oggettivo, di cui riteniamo Francesco Rutelli sia consapevole più di ogni altro, la cui valutazione non può essere sottratta al prossimo congresso: il suo “doppio incarico” ha creato difficoltà serie al partito che, negli ultimi tempi, nonostante l’ottimo lavoro di chi è impegnato quotidianamente a “reggere la macchina”, ha perso colpi.
La Margherita, è, di fatto, un partito presidenziale, e se il suo presidente deve contemporaneamente fare (e fare bene, come sta facendo) il vice presidente del Consiglio e il ministro, non funziona come dovrebbe.
La questione si pone allora in termini molto semplici: ... [segue]



IL PUNTO

Pd, il contributo dei cattolici al nuovo partito
di Giampietro Cavazza
Il contributo dei cattolici nella costituzione del partito democratico suggerisce alcune domande dalle quali prendere spunto al fine di favorire un maggiore approfondimento su un processo che sembra ancora da costruire.
La prima:  l’esigenza del partito democratico è indipendente dal sistema elettorale (maggioritario, proporzionale, alla tedesca, alla francese, ecc)?  La seconda: il partito democratico è indipendente dal fatto di essere maggioranza politica nel paese, ovvero minoranza politica? La terza: il partito democratico è indipendente dalla classe dirigente dei partiti fondatori?  La quarta: coloro che hanno dato vita a questo processo e quanti si stanno facendo coinvolgere di cosa sentono la mancanza? Di cosa hanno nostalgia?
Detto in altri termini il partito democratico attiene ad una scelta strategica o tattica?
Se, come sembra, ci troviamo di fronte ad un processo culturale; se questo processo è animato da una esigenza profonda, da una nostalgia sembra di capire che il tema centrale da affrontare è quello della costruzione di una identità politico/c ... [segue]

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Pd, Dossetti: le scelte e i contenuti
di Luigi Giorgi
Dossetti e il partito democratico, Dossetti e il socialismo.  Si è aperto, con Giorgio Tonini, su “Europa” qualche tempo fa, un dibattito sul tema, interessante per certi aspetti, eccessivamente “leggero” per altri.
C’è stato senza dubbio contiguità, influenza reciproche, nelle forme e nel contenuto, fra il pensiero socialista e quello cristiano, finanche fra il pensiero comunista e quello cattolico: il cosiddetto, in senso perlopiù dispregiativo, cattocomunismo.
Non mi sembra però che il primo cosa possa essere posto, per così dire, usando un termine giornalistico, in “quota” Dossetti. Derivante cioè dalla complessa vicenda politica del deputato reggiano, che già è stata soggetta a tante mistificazioni e preda di molti preconcetti: dalla sua sospetta avversione al Patto Atlantico “tout court”, fino al suo presunto integralismo.
Non vorrei poi che il professore reggiano fosse tolto, finalmente, dalle secche del “luogocomunismo” (come ha scritto Melloni sul “Corriere della Sera”) per finire in quelle del “luogosocialismo”.
Tonini per [... segue]



LIBRERIA

A quindici anni dopo la fine della Democrazia cristiana e dell'unità politica dei cattolici Luigi Bobba con il volume  Il posto dei Cattolici ( Einaudi, 2007- pag. 152, euro 8) affronta il tema della responsabilità di animare una presenza organizzata dei cristiani nell'Italia bipolare, oggi affidata ai laici credenti. Spetta a loro assumere pienamente il valore dell'alternanza, scegliere con chiarezza il campo riformatore o quello conservatore, evitare l'illusione sia di poter ricostruire un partito simile alla Dc sia di potersi rifugiare in un moderatismo perdente o in un fondamentalismo falsamente rassicurante. Serve una nuova stagione di impegno civile e politico, che Bobba delinea nella sua geografia ideale muovendo da una lunga esperienza maturata nel mondo dell'associazionismo.
È solo affrontando appieno le sfide dell'identità, della laicità e dell'etica pubblica che i cattolici italiani potranno contribuire a scrivere un nuovo alfabeto sociale, rinnovando il proprio apporto al bene comune e al futuro della nazione.

Francesco Giorgino nel libro Buoni propositi. I cattolici nella società postmoderna (EMP, 2007 – pag. 132, euro 10) offre non solo opinioni giornalistiche, ma soprattutto le convinzioni di un credente sui temi di maggiore attualità: dialogo interreligioso, multiculturalismo, laicità e laicismo, famiglia e giovani, ruolo della Chiesa nel terzo millennio. Convinzioni di un credente che aspira a collocare il dono della fede ricevuta in tutte le manifestazioni della propria esistenza, lavoro compreso. Ad un cattolico non sono richieste azioni straordinarie, ma atti di coraggio e coerenza, senza chiusure, senza preconcetti, senza pregiudizi. 'autore, maturando "buoni propositi" in questo suo riflettere autobiografico, invita i lettori a essere i protagonisti, discreti ma sempre attivi, della contemporaneità. [... segue]

Roberto Volpi nel saggio La fine della famiglia (Mondadori,  2007 – pag. 151, euro 16,50), dimostra che la realtà della famiglia in Italia è completamente diversa da come spesso la si immagina. Un quarto delle famiglie è formato da un solo individuo (single, divorziato, vedovo), quasi un altro quarto da coppie senza figli, e per il resto da una maggioranza di coppie con un unico figlio e da un numero crescente di famiglie con un solo genitore.
Ma i freddi, incontestabili dati dell'Istat, che costituiscono la fonte primaria ma non unica di questa ricerca, raccontano molto di più e tracciano un ritratto davvero sconcertante della società italiana, che negli ultimi decenni è cambiata ben più di quanto crediamo.
Ci sono regioni in cui solo un terzo delle famiglie è composto da più di due persone, mentre quattro coppie su cinque hanno uno o zero figli. D'altra parte, in un solo decennio, dal 1991 al 2001, i single sono aumentati di due milioni e mezzo e, mentre i giovani si sposano sempre meno, le famiglie invecchiano sempre più (neanche una su tre ha un capofamiglia con meno di 45 anni).
Come si è arrivati a questa vera e propria scompar [... segue]


 


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