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NewsLetter N° 3/Ottobre 2006
A cura dell'Associazione "I Popolari"


LIEVITO

Pd, una ricerca senza pregiudizi
“Il partito democratico non deve nascere con regole dittatoriali, ma ha bisogno di esperimenti e di fermenti”. Queste le parole di Romano Prodi usate pochi giorni fa nel ricordare le primarie dell’Unione e l’enorme scossa vitale che più di quattro milioni di cittadini hanno voluto trasmettere alla politica. Parole importanti, che vengono pronunciate dopo il seminario di Orvieto, nel mezzo del dibattito sulla forma da dare al nuovo soggetto politico. Un dibattito che riguarda il genere, ma anche il peso ed il carattere del “nascituro”. Sarà una federazione o un partito? Sarà pesante o leggero? Aperto o chiuso? Questi gli interrogativi che abbiamo davanti. Queste le sfide su cui ci dobbiamo confrontare. Ma per farlo dobbiamo liberarci da qualche pregiudizio di fondo ed evitare di raffrontare i nostri partiti e le forme di partecipazione politica degli italiani con modelli accademici scollati dalla realtà. Il richiamo al popolo delle primarie è tuttavia corretto. Un anno fa in quelle lunghe file abbiamo respirato un cambiamento e percepito, senza filtri, la voglia di partecipazione. Ma non cadiamo nell’errore e nella trappola della possessività.  Molti di coloro che hanno votato alle primarie lo hanno voluto fare in prima persona, in piena autonomia, senza segnalare con quel loro gesto l’esigenza di iscriversi ad un nuovo soggetto politico. Il dibattito sulla forma del partito non può non tenere conto anche di questo aspetto.



IL PUNTO

L'impegno dei cattolici in politica
Intervista a Pierluigi Castagnetti (*)

        Il dibattito sul partito democratico ha rivitalizzato il mondo cattolico presente nel centrosinistra. Qual è oggi il ruolo dei cattolici in politica?
Intanto credo che, grazie anche all’opera della Chiesa italiana, i cattolici hanno ancora forza e capacità di tornare al centro della vita politica e sociale del Paese. Va dato atto al cardinale Camillo Ruini di aver tenuto la Chiesa e il mondo cattolico al riparo dagli effetti della fine della Democrazia Cristiana, anzi di aver creato le condizioni di un significativo protagonismo della Chiesa nella vita politica. Ricordiamoci che in Francia non andò così e quindi non era scontato neanche in Italia l’esito storico.
        Ma alla fine della Dc ha causato anche il tramonto del protagonismo dei cattolici nella società italiana?
Direi che è finita l’esperienza della Dc, ma non la memoria culturale e la valenza politica del cattolicesimo democratico. Anzi, oso dire che quel filone di pensiero è l’unico che negli ultimi sessant’anni ha prodotto le poche cose “usabili” anche oggi dalla politica: la Costituzione, una classe dirigente di livello, l’originalità di una democrazia basata sulla sussidiarità, il personalismo e l’economia sociale di mercato. Sul piano internazionale la scelt ... [segue]

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I cattolici e la politica: la ricerca di un percorso di Speranza
di Savino Pezzotta
Intervento al 4° convegno ecclesiale di Verona (16-20 ottobre 2006)

Il mio intervento cerca di interpretare la situazione sociale attraverso il filtro dell’esperienza e delle conoscenze maturate nel corso di un impegno sociale quarantennale. Vuole essere soprattutto una testimonianza che, partendo dal vissuto, cerca di leggere e valutare i cambiamenti, le opportunità, le tensioni e le preoccupazioni maturate e presenti nella nostra società. Nei lunghi anni in cui si è svolto il mio impegno di cristiano nel sociale, il nostro Paese è profondamente cambiato sul piano economico, sociale, lavorativo, politico ed istituzionale; queste mutazioni hanno avuto rilevanti ripercussioni sulla vita delle persone, sul loro modo di pensare, sulla famiglia, sulla rappresentanza e sulle relazioni sociali e personali. La consapevolezza delle trasformazioni in atto ci aiuta a ridimensionare paure e incertezze. Il nostro Paese, con tanti sacrifici, con il lavoro e le capacità imprenditive [... segue]



LA RIFLESSIONE

Un forte slancio per la grande impresa (del Partito democratico) 
di Francesco Russo
Come da anni non accadeva, sembra che le vicende delle ultime settimane abbiano reso nuovamente attuale e credibile la sfida dei cattolico-democratici nel rigiocare i loro “talenti” politici in campo aperto, certamente senza alcuna garanzia di esito positivo, ma con l’ambizione di un rinnovato protagonismo e l’entusiasmo del misurarsi con l’inizio di una nuova, appassionante impresa come quella rappresentata dal Partito Democratico.
In questo senso possiamo legger ... [segue]

La nuova sfida dei cattolici, libertà nella responsabilità
di Matteo Richetti
Targhe alterne, blocchi del traffico, prestazioni non convenzionate. Troppe volte la società contemporanea, o meglio la politica contemporanea, risolve i problemi con la logica del “divieto”. Se l’inquinamento supera le soglie consentite si costringe la gente a lasciare la macchina in garage. Se le liste per il nido o la casa di risposo sono piene, sei costretto a ricorrere a badanti [... segue]

Pd, i contenuti al centro della discussione
di Filippo Caputo
Penso che il dibattito in essere in questi giorni sulla costituzione del Partito Democratico sia molto utile, soprattutto perché consente di tornare a riflettere sulle questioni vere che attengono al “contenuto” che un tale progetto deve saper avere. Le invio questo contributo nella certezza che il popolarismo rappresenti ancora una straordinaria esperienza culturale con la quale nel futuro ci si dovr [... segue]

I popolari, dopo Chianciano  e dopo Orvieto
di Guido Bodrato
Il convegno di Chianciano, convocato per discutere “come” costruire il “partito democratico”, invece che ai “cattolici democratici” avrebbe dovuto riferirsi ai “popolari”, i quali con la loro massiccia presenza hanno dimostrato che attendevano da tre anni questo invito a discutere di politica. Castagnetti sa che quella dei cattolici democratici è la categoria cui ricorre Sturzo quando, con il discorso di Caltagirone (1904), propone di superare il non expedit e di imboccare la strada dell’autono [... segue]



LIBRERIA

Pressoché tutto è liquido. Stress, consumismo ossessivo, paura sociale e individuale, città alienanti, legami fragili e mutevoli. Il tutto in un mondo in cui viviamo ha una fisionomia sempre più effimera e incerta. Questa avvincente teoria è rappresentata nella “Vita liquida di Zygmunt Bauman  (Laterza, 2006 - 188 pagine).
Per Buaman una società può essere definita 'liquido-moderna' se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo.
La società di oggi è liquida in senso metaforico perché il termine fotografa in modo particolarmente aderente la società in cui ci muoviamo, ciò che è liquido non ha e non può avere la stessa forma per lungo tempo, ed è soltanto il passaggio da un recipiente all'altro che ne ridetermina la forma e questo si applica a tutte le situazioni che viviamo, virtualmente ad ogni aspetto della forma lavorativa, economica, politica, alle grandi questioni sociali e anche a quella che chiamiamo "rete di connessioni personali".

«E’ nato il partito di Dio, con l’obiettivo di conquistare le coscienze. Con quali strategie, quali uomini, quali alleanze ? E con quali costi per la fede cristiana?». Così la quarta di copertina del libro Il partito di Dio (Einaudi, Torino 2006 - pagine 217,  € 14, 50) del giornalista Marco Damilano. Il volume affronta la nuova galassia dei cattolici italiani unendo abilmente lo stile giornalistico e la ricerca documentaria. Il lavoro di Damilano è un percorso denso, interessante e critico fra la Cei guidata da Camillo Ruini, gli “atei devoti” e i nuovi, e vecchi, movimenti alla ribalta del mondo cattolico (da Cl ai Focolarini ai neocatecumenali). Una domanda nasce leggendo il volume: quale sarà, alla luce di questa nuova ed aggressiva “volitività cattolica”, il destino della tradizione cattolico democratica, della sua ricchezza politica e spirituale ? De Gasperi, Moro, Zaccagnini, Lazzati, Andreatta, sono soltanto luci del passato o rappresentano ancora delle guide politiche, umane e spirituali? [... segue]

Luigi Giorgi nel suo ultimo libro “Giuseppe Dossetti e la politica estera italiana 1945 – 1951” (Scriptorium, Cernusco sul Naviglio 2005 -  pagine 306, euro 22), rivisita la politica estera italiana attraverso la vicenda politica di Giuseppe Dossetti, dalla fine della seconda guerra mondiale alla crisi coreana degli anni ’50. Un pensiero forte e coerente, quello del professore reggiano, in anticipo sui tempi, che creò incomprensioni all’interno della Dc e che ancora oggi è analizzato tramite semplificazioni e giudizi preconcetti. La riflessione dossettiana si inserisce all’interno del mondo occidentale e del rapporto con gli Usa, ma è pronta ad elaborare, autonomamente e criticamente, una visione tattica e strategica ben precisa del metodo da perseguire nelle alleanze internazionali. Il progetto politico era di costruire un’Italia libera e socialmente giusta. Un paese adeguatamente sviluppato economicamente, protagonista di una nuova stagione di pace in Europa. Lo studio, approfondito e documentato, è arricchito da inediti materiali d’archivio e da articoli dei quotidiani dell’epoca. [... segue]


 


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by euchia