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NewsLetter N° 21/Aprile 2008
A cura dell'Associazione "I Popolari"


LIEVITO

I CATTOLICI AL VOTO: L’ANALISI DI PADRE SORGE
«In Italia si continua a parlare di «voto cattolico». Occorre dire che si tratta di una terminologia del tutto impropria. Infatti, andare a votare è un dovere laico, come laici sono lo Stato, i partiti e la politica. Ciò detto, è chiaro che i cattolici nell'adempiere il loro dovere civico hanno un contributo proprio da offrire: quel personalismo comunitario ispirato ai valori cristiani che va tradotto in proposte politiche laiche e condivisibili da tutti, da ricercare insieme attraverso il dialogo e secondo le regole democratiche. È quindi sbagliato contrapporre «cattolici» e «laici» in politica, dove non ha senso il confronto confessionale».
È questo la parte iniziale dell’editoriale Il «voto cattolico» firmato da Bartolomeo Sorge nell’ultimo numero di “Aggiornamenti Sociali” (aprile 2008 – anno 59). Il direttore della rivista dei gesuiti evidenzia tre aspetti per «un voto cattolico coerente e consapevole» nelle elezioni del 13-14 aprile: «nessun partito è legittimato a presentarsi come cattolico» visto che i programmi sono tutti «più o meno simili» bisogna far attenzione soprattutto alla filosofia politica a cui i partiti si ispirano» e, mancando il voto d preferenza «è importante guardare soprattutto alla affidabilità politica e all'onestà morale dei leader, che hanno dato la loro impronta alle liste».
Leggi su www.aggiornamentisociali.it l’editoriale.

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LA NUOVA TENDA

di Pierluigi Castagnetti (*)
Il Partito democratico è il mio quarto partito. Prima la Dc, poi il Ppi, poi la Margherita e ora, appunto, il Pd. Si potrebbe fare dell’ironia o del moralismo o, persino, della lettura psicanalitica, poiché io sento di non essere né un trasformista né un opportunista. Sento cioè di avere messo un vestito nuovo quattro volte, senza mai aver rinunciato ad essere ciò che sono. Una forma di “gattopardismo”? No. Non si è trattato mai di un “cambiare per non cambiare”, ma di un cambiare per poter essere e poter fare. E, dunque, per poter rispondere ai cambiamenti dei tempi. Poiché la politica è l’arte di stare dentro al proprio tempo per poterlo, per quanto possibile, “orientare”. ... [segue]


 


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